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martedì, 29 maggio 2007

Se ne vedono tante

Scazzeggiando su Internet ho trovato un blog di neo-pagani wicca e americani, i quali- tra l'altro (nel senso: tra una scopata e l'altra) - adorano una strana dea della fertilità della quale allego la foto. A prima vista, un pensiero ha assalito la mia mente: questa dea non è adorata in maniera omogenea e uniforme (la dea qui riprodotta si adora infatti succhiando dai capezzoli induriti e turgidi mescalina e wasabi).  

Altrimenti come spiegarsi che la tetta di sinistra è più scoscesa di quella di destra?

Oppure vuoi vedere che anche questa immagine è un segno dei tempi, visto che ormai i più preferiscono succhiare a sinistra (che poi essendo la foto invertita in verità è a destra che succhiano e dunque ecco perchè la Sinistra e la Destra a volte sembrano la stessa tetta, con tutti i problemi che ne conseguono)?

Ixchella gnocca qui riprodotta si fa chiamare Ixchel

(che in maja vuol dire: donna dalle tette grosse ma difettose.

ndr. A parte questo nn è malaccio, io me la farei,

un paio di volte e forse più )

postato da: PrincipeAndrea alle ore 11:52 | link | commenti (6)
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mercoledì, 23 maggio 2007

Petizione popolare

Dopo "Salviamo la Balena" e "Salviamo il Mondo", ecco la nuova iniziativa per gli amici di Splinder:

 

SALVIAMO LA CAMERIERA!

senza%20futuro2

(si firma nei commenti)

postato da: PrincipeAndrea alle ore 15:58 | link | commenti (6)
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lunedì, 21 maggio 2007

Ali-Liston

Siamo sempre lì. Ogni notte, ormai da un mese, non riesco a chiudere occhio. C’è una questione capitale che mi tormenta: è più grande Maradona o Pelè? Alì o Tyson? La questione in sé è qualcosa di estremamente superfluo. Stiamo parlando di campioni ugualmente inarrivabili, di maestri dall’estro e dal talento quasi sovrumano. Inutile discutere, impossibile fare classifiche. E’ come chiedersi quale sia il sesso degli angeli. Oppure se sia più buona la pasta o la pizza. Tuttavia, credo che qualche altra cosa sia giusto dirla. Lo sport, dal un punto di vista non personalistico, è qualcosa di completamente inutile. Uno sportivo non produce calore, non costruisce case, non sforna pane, non coltiva la terra…Ma lo sport è ugualmente importante. Perché costruisce lo spirito, forgia il carattere, crea sogni indistruttibili e vitali. Un calciatore che esegue una perfetta rovesciata, se prendiamo il gesto atletico come qualcosa fine a se stessa, compie una cosa perfettamente idiota. Ma se con quel gesto, egli riesce ad entusiasmare i tifosi, ad infiammare le masse, a dargli insomma un senso extra- calcistico, egli fa qualcosa di memorabile, cioè degno di memoria. Ecco il punto. A parità di grandezza tecnica e di bravura, a parità di cose vinte e imprese affrontate, il Più Grande è colui che trasfigura lo sport, gli fa assumere connotazioni “altre”, lo carica di valenze sociali, extra – sportive, lo innalza a categoria della vita, della storia, del ricordo, del cuore, del mito. Per questo Maradona è il Più Grande (perché con i suoi gol e con la sua vita maledetta è riuscito a dare nuove speranze e nuove dignità a popolazioni intere); per questo Cassius Clay Mohammad Alì è il Più Grande (perché con i suoi pugni e con la sua vita maledetta è riuscito a dare nuove speranze e nuove dignità a popolazioni intere). Essi non furono campioni, essi furono dei.

maradona2

postato da: PrincipeAndrea alle ore 21:53 | link | commenti
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sabato, 19 maggio 2007

Il giorno più brutto della mia vita

Caro diario, vuoi sapere quale fu il giorno più brutto della mia vita? Sotto le feste di Natale, giust'appunto nel non troppo lontano 2006, in un locale di lap-dance... Facendo l'insopportabile sbruffone con una puttanella, si arriva a parlare d'amore. Alle mie insopportabili battute, lei mi disse:

- Ma tu sai cos'è l'amore?

io risposi:

- Amore, what is this? - così in un insopportabile finto inglese, farcendo la cazzata con tutto un campionario di insopportabili risatine e strizzatine d'occhio.

Lei concluse:

- Lo vedi perchè sei qui? Perchè sei uno stronzo.

Alla fine compresi che quella puttanella mi conosceva bene. E risi. In fondo chi cazzo se ne frega....

(ciò non toglie che quello fu il giorno più brutto della mia vita, eccezion fatta per quello in cui il fuoco cancellò per sempre la mia prima collezione di "Le Ore", celeberrimo giornaletto di passere gratuite).

postato da: PrincipeAndrea alle ore 14:36 | link | commenti (3)
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venerdì, 18 maggio 2007

Caro diario

 

Caro diario, la sai una cosa? Più passa il tempo e più il mio carattere diventa terribile. Questo mi fa schifo. Perchè tutto ciò? Sarà che l'allontananto forzato e la latitanza sfrenata dal paradiso perduto del Nero Boschetto mi sta lentamente indurendo come una noce di cocco? Sarà che l'isolamento mentale nel quale vivo e trascorro i miei lieti giorni ha innalzato labirinti mentali di cui difficilmente si vede l'uscita? Non lo so... ma sento che avviene e mi tormento (frase rubata a Catullo). E se nel frattempo mi facessi una sega? O sono forse le seghe che mi rendono così? Boh... nell'attesa di trovare una risposta mi collego al sito Xnxx. com (sito di passera gratuita)...

postato da: PrincipeAndrea alle ore 20:03 | link | commenti
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mercoledì, 16 maggio 2007

Padova, centinaia di puttanun protestano contro le multe ai loro clienti. Appoggiamole con tutte le nostre forze

RIAPRIAMO I CASINI 

LEGALIZZIAMO I PUTTANUN

CANCELLIAMO LA BARBARIE DELLO SFRUTTAMENTO DEL SESSO E DELLE DONNE

 DIAMO SPAZIO ALLE TROIE NELL'ANIMO DI SFOGARSI E GUADAGNARE

SALVIAMO GLI SFIGATI DA ESAURIMENTO CERTO

NO ALLA LEGGE MERLIN, NO AL SESSO IN STRADA, Sì AL SESSO NEI CASINI

CIVILTA' DELLA FREGNA A PAGAMENTO DOVE SEI?

NO ALLE BATTAGLIE INUTILI, Sì AI CASINI

APPOGGIAMOCI, APPOGGIATEMI

AL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE VOTA ANDREA IL PUTTANIERE

(MEGLIO DEI CONSIGLIERI ODIERNI, SEMPRE E')

LA PETIZIONE SI FIRMA NEI COMMENTI

VI PREGO NON LASCIATE CADERE NEL VUOTO QUESTO URLO DI DOLORE

postato da: PrincipeAndrea alle ore 21:43 | link | commenti (3)
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martedì, 15 maggio 2007

YA LA ESPERANCIA ES PERDIDA

Y UN SOLO BIEN ME CONSUELA:

QUE EL TIEMPO QUE PASSA Y BUELA

LLEVARA PRESTO LA VIDA

 

Finalmente anche l’ennesima mortificazione della “cosa democratica” è andata in sordina, le elezioni (come le malattie) per fortuna passano, con i suoi vincitori e con i suoi vinti, con tutte le recriminazioni del caso e con quei cupi rancori che da qui al 2012 separeranno cittadini da altri cittadini, parenti da parenti. Non mi interessa chi ha vinto e chi ha perso, il risultato è qualcosa di secondario. Quello che conta è il gesto. E di gesti ne abbiamo visti di tutti colori, abbiamo visto di tutto, abbiamo sentito di tutto, abbiamo assistito soprattutto alla impressionante sfilza di candidati che, come al Colosseo, si sono contesi auree poltrone da 60.000 euro, ognuno facendo il peggio che poteva fare, tutti dando ragione a quanti (come me) credono che la democrazia è stanca, è ormai sull’orlo di una crisi di nervi e deve essere sostituita. Da cosa non lo so, forse dal suicidio. Tutti si sono candidati. Una media di 1 candidato ogni 69 abitanti. Tutti si sono candidati: capre, maiali, becchi,  troie, pezzi di merda, analfabeti, illustri sconosciuti, morti ambulanti, coglioni para-mafiogeni, modelli per caso... Tutti convinti di dover diventare consiglieri, tutti convinti di avere in testa un mega-grande-super progetto per Barcellona, pur sapendo che neanche la casa nella quale vivono è stata mai provvista di un progetto. Uomini e donne di cattiva volontà che pur non sapendo ne scrivere ne leggere, d’improvviso, dopo anni di bivacchi davanti ai televisori o nelle piazzette rionali, si sono messi una giacchetta, si sono fatti una foto et voilà, si sono messi in lista. Tutti spalleggiati dalla fezza della fezza, gente che la costituzione non sa nemmeno cosa sia, gente che non sa cosa sia nemmeno una penna bic, gente che pensa che seggio sia il maschile di seggia. Bravi. Avete fatto bene. Questa è la città e noi siamo i suoi degni abitanti. Nessuno escluso. Sono stanco. E sono qualunquista. Non so che altro fare. Auguri ragazzi, avete ragione voi...

postato da: PrincipeAndrea alle ore 14:06 | link | commenti
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lunedì, 14 maggio 2007

IO E IL MIO BARISTA

 

Mi chiamo Andrea. Tra due anni compirò 28 anni. Tra due anni potrò dire che sono vent'anni esatti che frequento lo stesso bar. Un baretto, per la precisione. La mia è una frequenza giornaliera, maniacale. In tutti questi anni avrò saltato - si è no - una cinquantina di appuntamenti: stati influenzali per lo più, e poi il giorno della laurea e la prima volta che feci l’amore (per entrambe le cose persi un giorno intero). Al bar, in media, ci vado due volte al giorno. Al mattino: cappuccino e cornetto (anche d’estate, anche a Ferragosto con mille grandi all’ombra); al pomeriggio: ennesimo cappuccio e cornetto (fino ai primi di maggio, di solito), granita caffè con panna (da maggio a luglio), granita limone (da luglio fino a ottobre, poi si riprende con la bevanda).

 

Vi spiego la dinamica delle cose. Esco da casa, percorro a piedi i 57 metri che mi separano dal bar, entro, saluto, prendo il cornetto dal ripiano e senza nessun’altra parola ho già il cappuccio bello e fumante da zuccherare. Tre bustine di zucchero, via tutto d’un fiato la tazza, bicchiere d’acqua (tiepida d’inverno, fredda d’estate) che anch’esso mi è stato servito automaticamente, pago, saluto, esco. Torno a casa. Faccio così da sempre. Ogni tanto prendo un gelato: di solito cioccolato con panna. Panna sopra e sotto. La dinamica per la granita è invece questa. (Salto il percorso casa – bar, per concisione). Entro. Dico. Prendo. Mi siedo al tavolino (sempre lo stesso, il primo a sinistra dietro al pilastro). Penombra. Al mio bar difficilmente s’incontrano altri clienti oltre me, per questo: solitudine, silenzio. Apro la Gazzetta (del Sud) leggo. Finisco la granita. Riporto gli attrezzi al bancone, bevo acqua (perché un sapore è bello quando dura poco), pago, saluto, torno a casa. Sgarro di rado, 20-30 volte negli ultimi 20 anni. Ad esempio, una volta ho lasciato il bicchiere sul tavolino, perché il bancone era guasto. Mi compiaccio con me, e spesso, per la precisione geometrica che ormai sono riuscito a sviluppare per quanto riguarda la mia vita da bar. E’ qualcosa di altamente poetico. Spesso vado al bar dopo essermi masturbato. Per me è un momento di ristoro. Spesso mi pettino, mi vesto con dovizia. Il mio bar mi merita in perfetta forma. C’è qualcosa di kavafissiano in questo, o forse no. 

 

Tuttavia, a volte, succede qualcosa di incontrollabile. Il barista di solito non mi parla mai. Anzi sembra avercela con me. A volte, però, apre bocca. Non so mai cosa mi dirà, cosa mi chiederà. Questo è il bello. Non sono discorsi da bar, attenzione, spesso non sono nemmeno discorsi. Succede, vi spiego, che lui, nel servirmi abbia interrotto qualche suo pensiero. Non so, oggi, pensava allo sbarco sulla luna. Per servirmi la granita l’avrà interrotto un attimo, deve pur riprenderlo poi. Così al momento del pagamento mi dice: <<Secondo me è un falso>>. Non mi chiedo cosa, non gli chiedo cosa. Non mi interessa sapere cosa voglia dirmi, non è questo il punto. Il punto è dire: << Si, è un falso>>. A prescindere. Lui ride, trova in me un amico. E’ soddisfatto di avermi servito una granita tanto buona da avermi fatto uno della sua schiatta. Io sto con lui e la penso come lui, questo è il punto. Io rido, sono soddisfatto perché sono apprezzato da qualcuno a prescindere. Io piaccio. Punto e basta. Questo è.

 
Come ho fatto a sapere qual’era il suo pensiero visto che non glielo ho chiesto? In effetti questo era il mio (di pensiero,) io a questo pensavo: alla falsità dell'uomo sulla luna. Il suo pensiero non l’ho mai conosciuto. Io neanche so se pensa. E in fondo il suo pensiero non è neanche importante. L’importante è aver detto. Qualsiasi cosa. A prescindere. Esserci capiti restando sempre noi stessi, pur tuttavia contenti l’un dell’altro. Io sto bene con mio barista, non lo cambierei per nessuna ragione al mondo.

 

(in questa storia c’è qualcosa di falso. Spetta a voi trovarla)  

postato da: PrincipeAndrea alle ore 12:03 | link | commenti (2)
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domenica, 13 maggio 2007

I miei occhi

solo quelli mi sono rimasti

i miei occhi te li punto addosso come due proiettili che uccidono

e sono occhi di presente di passato e di futuro.

I miei occhi ti parlano, ti vogliono dire:

mi conosci? Conosco te?

Tutto il resto è superfluo.

postato da: PrincipeAndrea alle ore 12:52 | link | commenti (1)
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